Brunetta, i baroni & co.
( Categorie: Anal Bleaching)
Come ogni fenomeno storico, la caccia ai baroni e ai fancazzisti ha tre fasi. La prima e' quella "rivoluzionaria" o perlomeno innovatrice. Ed e' la fase nella quale il sistema cambia effettivamente. La seconda e' quella mainstream, nella quale la protesta viene assorbita e diventa strumento di conformismo. Infine c'e' la "coda lunga", nella quale e' soltanto uno strumento retorico.
E' un pochino quello che sta avvenendo al fenomeno Brunetta. Diciamo la verita': siamo tutti d'accordo al 100% quando Brunetta va a caccia di fancazzisti, e basta una ricerca su Facebook per confermarlo. Il 100% di coloro che passano almeno 6 ore al giorno su FAcebook sono d'accordo con la pena di morte ai fancazzisti che non lavorano. Davvero.
Scherzi a parte, Brunetta ha toccato qualcosa che ormai non sopportavamo piu'. Cioe' di perdere dei diritti (perche' spesso le funzioni dello stato sono diritti del cittadino) perche' qualcuno era troppo pigro o svogliato per fare il proprio dovere.
Lo stesso dicasi per il polverone sollevato dalla Gelmini: chiunque abbia fatto l'universita' sa benissimo cosa sia un sistema basato sui baroni. E gode nel sapere che la Gelmini ha tagliato loro il potere ed i fondi. La ricerca e' distrutta? Perche', quella gente ha mai fatto ricerca?(1)
Oggi, pero', questo intento che ha gia' raggiunto la fase di maturita' rivoluzionaria (2) sta diventando mainstream, cioe' sta iniziando a sostenere il sistema.
Mi riferisco agli articoli comparsi su Repubblica ed altri, sui cosiddetti baroni. Non ho dubbi sul fatto che quanto denunciato sia vero.
Ma c'e' un problema: nei sistemi corrotti e nepotisti, si va avanti per due motivi. Perche' si va avanti e perche' NON si va indietro. Perche' un altro metodo ottimo per mandare avanti il tuo candidato e' quello di mandare indietro il candidato di qualcun altro.
Quello che voglio dire e' che la sporcizia del sistema non comprende solo la raccomandazione, ma comprende anche la diceria, la diffamazione, la calunna, la delazione.
Cosi', quando vedo la Repubblica che pubblica nomi , cognomi, posti e date, da un lato mi dico che Internet poteva gia' ospitare queste denunce da anni. E mi chiedo per quale motivo proprio e solo su Repubblica. Voglio dire: se io fossi un ricercatore e fossi costretto ad andarmene dall' Italia, appena arrivato aprirei un blog e racconterei tutto. Se proprio ho voglia di denunciare, si intende.
Invece no: chi e' emigrato e scrive il proprio nome si guarda bene dal fare nomi e cognomi, chi fa nomi e cognomi e' in Italia e vuole restare anonimo.
No, ragazzi, cosi' non va.
In alcune, se non molte di quelle "denunce" non ci vedo una denuncia. Ci vedo il tentativo di turbare , di chiacchierare un candidato, di combattere sotto la bandiera della lotta ai baroni qualche squallido gioco di diffamazione di quel candidato che magari era davvero piu' bravo.
Mozart era figlio di un musicista. Siete pronti a scommettere che abbia fatto carriera solo perche' presentato all'elettore della Baviera dal padre?
Il problema e' che un concorso dovrebbe tenersi senza guardare il cognome dei partecipanti. Ma quando dico "senza guardare", intendo dire "senza guardare": che sia o meno figlio o parente di, sia nel caso negativo che in quello positivo.
Del resto, la teoria dei sei gradi di separazione e' dimostrata: vorrei capire in che modo in un mondo del genere sarebbe possibile limitare il fenomeno della raccomandazione "escludendo chi e' in un conflitto di interessi". Con sei gradi di separazione su scala mondiale, chiunque in Italia potrebbe essere raccomandato da Berlusconi in persona. Del resto, io mio grado di separazione con Berlusconi e' esattamente di due: conosco personalmente un suo compagno di scuole superiori, frequentato in palestra(3).
Dunque, come fareste ad escludere che chiunque non sia raccomandato, o ad escludere chiunque sia un possibile raccomandato?
Ecco perche' in questo periodo la caccia al barone inizia ad assumere la qualita' di mainstream: mi sembra che si presti troppo a tutti , comunque a molti, di quei giochetti di calunnia e pettegolezzo che fanno del percorso accademico quello che e'.
Quando un nome od un candidato finiscono sul Blog della Repubblica, potete stare certi che qualcuno in facolta' lo fara' presente, e potrebbe succedere che quel candidato sia bruciato o sia diventato "scomodo".
Dunque, come fareste a garantire che un brocco, o un raccomandato, per togliersi dalle palle uno piu' bravo (con la sfiga di essere, come chiunque "amico di un amico di" ) non stia facendo il delatore anonimo?
Allora, se volete riformare il sistema sicuramente saro' dalla vostra parte. Ma se , senza riformare nulla, vi prestate a quel gioco delle "denunce" , denunce che sembrano cosi' "nobili" ma nella gerarchia diventano delazioni, calunnie, diffamazioni, allora chiaramente non posso approvare.
Una buona meta' delle "denunce" contro i raccomandati che vedo sulla Repubblica usano il linguaggio del corridoio universitario. Il linguaggio dell'invidia, della diffamazione, della comoda calunnia usata come arma contro la competenza.
E' un odore che conosco.
E non mi piace per nulla.
Uriel
(1) Eh, chiarissimo, dico a te. Si, proprio te che ti offri come relatore e poi prendi un anno sabbatico. Godi, adesso? Beh, io in piazza non ci vado. Indovina perche'.
(2) Basta entrare in un ospedale per notarlo. Oggi ho prenotato una visita chirurgica. DOMANI devo andare all'ospedale di Porretta alle 12. Adesso ditemi che prima di Brunetta voi prenotavate una visita chirurgica in 48 ore. In una struttura pubblica, non privatamente, fosse anche in Emilia Romagna. Ditelo, se avete il coraggio.
(3) Io facevo Aikido all'epoca, lui Yoga. Da un lato e' un professore universitario (uno dei piu' grandi slavisti italiani) dall'altro non ha alcuna stima per Silvio. Ma sul piano della logica e della "distanza da Silvio" potrebbe essere sospettato di aver avuto aiuti da Silvio. La semplice distanza e' un criterio stupido, CVD.